E' molto tempo che non scrivo...
Guardando agli eventi accaduti ultimamente, credo che si possa capire il perché.
Questa è un sogno dal quale il Bel Paese e gli italioti non si sveglieranno mai.
Così è se vi pare.
Il Tempo passa ...
01 settembre 2010
Niente altro da dire...
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21 settembre 2009
Inciviltà
E' da parecchio che non scrivo.
L'Estate ci lascia oggi; è stata lunga e molto calda.
Decisamente pesante per le tante cose che mi ha portato, dolori fisici e interiori su tutto il resto.
Non ho avuto voglia di scrivere.
Non ho voglia di scrivere ora.
Viviamo tempi bui e il futuro sembra ancora più cupo.
Ovunque dicono di sorridere; ovunque dicono che va tutto bene.
Mentre tutto intorno vedo, sento, annuso, tocco, soltanto inciviltà.
Così è se vi pare.
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23 aprile 2009
Non si mangia in mezzo alla strada!
Ebbene si.
In Lombardia, regione caposaldo dei celoduristi dalla bandiera verde,
Non solo il kebab.
Ma anche una fetta di pizza, una piadina, un toast.
Manco il semplice gelato per i bambini.
In ogni ora del giorno e della notte.
E se ti beccano pare che la multa arrivi fino a 3000 euro.
Chissà come faranno i lombardi di cultura celtica, senza potere fare manco più uno spuntino a base di cinghiale...
Del resto mio caro popolo italo lombardo, li avete mandati voi i celoduristi al potere.
Godetevi la bicicletta padana... pedalate!!! (*)
Così è se vi pare.
P.S.
(*) E' interessante constatare che quando il diritto al lavoro viene attaccato si arrabbiano, protestano e disubbidiscono proprio tutti; anche quella manica di commercianti, artigiani e bottegai che al 95% hanno mandato i celoduristi al potere...
P.P.S.
Da questa definizione di kebab si evince che il modo tradizionale di gustare questo cibo è camminando per strada.
P.P.P.S.
Chi lo dice ai celoduristi che il verde loro colore simbolo è anche il colore sacro degli islamici? No, tanto per capire il perché si sia messa su una leggina che sa tanto di razzismo ideologico culturale.... e che colpisce anche un bambino che volesse mangiare un gelato.
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09 febbraio 2009
Ricordi
Fiume, 5 novembre 1930.
Mio padre viene al mondo di fronte al mare.
Vivere in quel periodo fra le due guerre era semplice nonostante tutto. La sua infanzia e prima adolescenza furono all'insegna del mare.
Le giornate scorrevano pescando, arrampicandosi sugli alberi e con le battaglie a sassate fra le bande di ragazzini.
I desideri di mio padre erano semplici: pescare, avere una barca e un cane lupo.
La barca riusci ad averla ma non la utilizzò mai; la costruì da ragazzino, in soffitta, pezzo per pezzo, recuperando legno nei cantieri delle ferrovie.
Solo dopo averla finita, si rese conto che era troppo grande e non sarebbe mai riuscito a farla passare dalla botola nel soffitto.
Il cane lupo, invece, non lo ebbe mai.
Mio padre era molto sveglio; si scriveva un suo dizionario di definizioni per risolvere le parole crociate. Ogni nuova parola che scopriva finiva nel suo dizionario di definizioni.
A quattordici anni i tedeschi lo misero a forza a lavorare , spaccando pietre, poco prima della fine della guerra.
Uno dei suoi ricordi più terribili era il *callo ribattuto*.
In pratica durante il lavoro gli prese una infezione che gli riempì di pus l'avambraccio.
Il medico lo aprì con un bisturi e lo ripulì con un piccolo attrezzo dotato di una pallina di metallo sulla punta.
Nessuna anestesia.
Mio padre rischio di morire diverse volte.
Una volta le sirene suonarono per un' attacco aereo; mio padre invece di andare al rifugio andò alla stazione dove vi era una vasca con bei pesci che si sarebbero potuti prendere!
L'aereo arrivo è comincio a mitragliare di proiettili traccianti, tutta la stazione.
Mio padre scatto veloce e si nascose.
"Che scemate si fanno da ragazzini" - diceva ricordando quell'episodio. Aveva trovato un bossolo di tracciante e lo aveva portato con se, per ricordo.
Un altra volta, durante la ritirata, i tedeschi fecero saltare il ponte.
Quel giorno mio padre era troppo stanco per alzarsi dal letto; aveva troppa fame e sognava di mangiare una enorme pagnotta di pane.
Mia nonna cercava di svegliarlo per portarlo via prima dell'esplosione del ponte, ma non ci riuscì.
Il ponte esplose e mio padre si sveglio, più che altro perché un enorme masso aveva perforato la casa dal tetto alle fondamenta. Tutto era polvere e rumore.
Lui era ancora vivo nella stanza perforata dal masso. Qualche anno dopo, comprò una pagnotta da un chilo e se la mangiò intera di gusto.
Quando andarono via da Fiume, lasciarono la loro casa e portarono via quello che poterono delle loro cose.
All'epoca mio padre non si interessava troppo dei perché ideologici.
C'era da procurarsi da mangiare.
Così alla fine partirono, lasciandosi alle spalle il mare.
Passarono dal Piemonte e alla fine si fermarono in una città dove c'era il mare.
Non poteva che essere così.
Non riuscirono mai a staccarsene.
Erano stranieri in terra straniera per certi versi.
Mio nonno se ne andò ancora giovane, nel 1949.
Mio padre dovette iniziare a lavorare per mantenere madre e sorella.
Non aveva soldi perché quasi tutta la paga la dava in mano a mia nonna.
Non aveva di che vestirsi bene e così, timido e fuori luogo, il sabato sera guardava i suoi coetanei divertirsi a ballare, da lontano.
Gli operai appartenenti a una certa fazione politica lo additavano come fosse un' ustascia.
La vita continuò, mio padre trovò moglie e alla fine, nel 1968 arrivai io.
Non riesco a descrivere come la vita fosse legata ai ricordi di quei luoghi e di un modo di vivere che non esisteva più, e di cui in qualche modo si aveva nostalgia.
Nel 1972 mio padre tornò nei luoghi della sua infanzia. Ero con lui, anche se i miei ricordi di quel viaggio si limitano a una pasta molto piccante con la luganega e a gente che parlava in modo strano.
Molto era cambiato.
Mio padre aveva capito che quello era passato e non sarebbe più ritornato.
Nella città dove vivevamo esisteva un locale frequentato da altri profughi, la mitica birreria Forst. Li a otto anni ho bevuto la mia prima media scura, e li mio padre si vedeva con il suo migliore amico istriano anche lui.
A quei tempi tutte le domeniche mio padre mi portava a messa e spesso andavamo al cimitero dal nonno.
Mio padre parlava con mio nonno e prima di andare via fischiava in un modo particolare; era lo stesso fischio che mio nonno gli faceva al mattino, quando lo chiamava per dividere la colazione prima di andare a pescare.
Dopo avere curato la tomba del nonno, lui mi allenava facendomi saltare dai muretti delle scale ai tetti delle cripte, mi faceva arrampicare sugli alberi e mi insegnava a lanciare le pigne con precisione.
Era un modo per rivivere il passato.
Il tempo passò.
Crescendo e cercando di capire chi ero veramente mi allontanai da mio padre e da quel mondo che non esisteva più, se non fra le mura di casa mia e di quelle di mia zia.
Non sapevo chi ero, ne da dove venivo veramente.
Ero *senza carne ne pesce* non solo perché adolescente, ma anche e soprattutto, perché letteralmente fuori luogo.
Questo lo ho capito solo molti anni dopo. Quando in Russia mi è capitato di mangiare cose che si cucinavano a casa mia, ad esempio.
Il tempo passò.
Se ne andò mia nonna, di vecchiaia. E con lei le ricette della birra scura, delle rape, delle sarme, dei crauti, dello strudel e delle palacinke.
Se ne andò mia zia, persa nel ricordo di quando si stava bene e nei riflessi di vetro di un bicchiere.
La sorte volle che mia madre fosse una malata di mente e mio padre era troppo serio per mollare tutto, in una situazione nella quale *nessuno* ci diede veramente mai una mano.
Lui decise di andare in pensione anticipata, sfruttando una agevolazione dello stabilimento.
Massimo livello possibile.
E la possibilità di gestire mia madre.
Andava a pescare d'estate e lavorava nell'officina che si era costruito in casa d'inverno.
Il tempo passò.
L'amico di mio padre si uccise impiccandosi con una cinghia a un ramo a mezzo metro d'altezza.
Aveva pensato di rifarsi una vita dopo il divorzio, con una donna *delle sue parti.*
Aveva pensato di tornare a vivere laggiù a distillare Slivovica da portare agli amici.
Aveva pensato che i problemi di droga di uno dei suoi figli sarebbero passati.
Non era andata bene.
Non si seppe mai come andarono le cose veramente.
E mio padre si sentì definitivamente solo.
Il tempo passò.
Mio padre tornò per un viaggio con mio cugino, laggiù in Istria, qualche anno dopo.
Fu l'ultima volta.
Al suo ritorno ci fu una esplosione luminosa di vitalità, esattamente come accade alle candele prima di spegnersi.
Il tempo passò.
La disillusione, la stanchezza, la solitudine fecero il loro lavoro. Un principio di silicosi, regalo gratuito della fabbrica, minava la resistenza fisica di mio padre.
Gli attrezzi dell'officina, il tornio costruito pezzo per pezzo, iniziarono a prendere polvere.
Le partite a carte e i bicchieri di vino, presero il tempo di mio padre d'estate e d'inverno.
Un giorno comincio a stare male.
Venne il medico, fece molte ricette e mi mandò a prendere una bombola di ossigeno. Non pensò minimamente a farlo ricoverare, anche se non credo che le cose sarebbero cambiate.
Quella sera gli dissi che saremmo andati a pescare assieme d'estate. Lui fu contento.
Mio padre se ne andò la notte del 6 maggio 1999.
Di lui ora sono rimaste quattro ossa in una scatola di zinco. In attesa che arrivino quelle di mia madre per chiudere la pratica.
Domani, 10 febbraio è il Giorno del Ricordo.
C'è stato un' esodo e ci sono stati i morti, che sono da rispettare.
Con le cose che ho scritto vorrei sottolineare solo che la retorica del ricordo nazionalista non serve a nulla.
Non serve ai morti.
Non serve a chi è rimasto in vita e ha perso tutto; e con tutto intendo principalmente il modo di vivere e di sentire, nello sdradicamento obbligato dalla stupidità umana.
L'ideologia di un lato o dell'altro non mi interessa.
L'idea stessa di Nazione italiana mi è aliena, visto che in suo nome ben tre generazioni hanno avuto l'esistenza segnata e che nessuno di noi si è sentito tale.
Non sono italiano se non per quello che c'è scritto sul passaporto. Sono più vicino a essere slavo per certi versi o cittadino della città dove vivo ancora. O, forse, istriano.
Ma tutto questo non è esatto; e non importa adesso.
Domani è il Giorno del Ricordo.
Mio padre sorride da qualche parte guardando i lampi di luce, creati dai guizzi dei pesci in fondo al mare.
Così è se vi pare.
P.S.
Per chi volesse saperne di più visitate il sito giornodelricordo.it.
P.P.S.
Ho preso la mappa di Fume, risalente al 1911, dal sito Discusmedia, che ringrazio per l'uso.
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18 gennaio 2009
W
Domani sera su La 7 in esclusiva potremo vedere W, film di Oliver Stone sulla vita di George W. Bush, l'uomo che negli ultimi otto anni ha fatto fare grandi balzi (indietro) all'umanità.
Da guardare per chiedersi come tutti noi possiamo così spesso essere degli idioti completi. Così tanto idioti da permettere che il potere possa essere nelle mani di gente del genere per anni.
Da guardare per riflettere sul perché mentre l'America va avanti, il Bel Paese naviga a vele spiegate verso la catastrofe... almeno a giudicare dalle scelte che l'amicone del W impone al Paese dei cachi.
Così è se vi pare.
P.S.
L'immagine è presa da questo post del blog.screenweek.it, che ringrazio sentitamente.
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05 novembre 2008
I have a dream today!
Le cose cambiano continuamente.
E' l'unica certezza che abbiamo.
Lungi dal rattristarsi quindi se prima o poi andremo via.
Oggi è un giorno di cambiamento.
Gli USA hanno eletto un Presidente nero.
Per la prima volta.
Speriamo che sia all'altezza delle aspettative di tanta gente, non solo americana.
Speriamo che non si prenda un colpo in testa troppo presto.
Qualcuno il 28 agosto di 45 anni fa, pronunciò un discorso.
La stessa persona si prese qualche colpo di arma da fuoco cinque anni dopo.
Ma la forza e il senso delle parole di quel discorso hanno trovato oggi una prima realizzazione 45 anni dopo.
La frase di quel discorso che mi piace di più è:
Anche io ho un sogno.
Sogno di vivere in un paese che diventi civile, dove i valori dell'onesta e del lavoro tornino ad essere gli unici fondamentali.
Vivere in un paese dove non sia possibile per persone come questa parlare liberamente in televisione.
Vivere in un paese dove discorsi come questo, e questo non siano accettati da nessuno.
Vivere in un paese dove la laicità conti più della credenza personale e dove i soldi pubblici siano usati per gli interessi dei cittadini e non per sovvenzionare strutture e affari di uno Stato estero.
Vivere in un paese dove gli uomini sappiano di essere mortali e conoscano il momento di riposare e, soprattutto, di fare riposare gli altri, invece di pensare a vivere in eterno.
Vivere in un paese dove chi governa non sia contraddistinto solo dall'arroganza e dalla supponenza.
Vivere in un paese dove chi governa non cerchi di fare passare le braghe per la testa a chi è gioco forza suddito.
Vivere in un paese dove cose del genere non possono accadere perché chi commetta reati legati all'apologia del fascismo finisce in galera con una condanna che parta minimo da 15 anni di non condonabili ne patteggiabili.
Forse sono solo un'illuso.
Ma oggi è un giorno di cambiamento, che corona l'attesa di 45 anni di speranza per milioni di persone.
Oggi è solo l'inizio per quel nero con mezzo nome islamico che a 47 anni è il nuovo Presidente degli USA.
Forse sono solo un'illuso.
Ma forse le cose possono cambiare.
Un passo alla volta.
Dopo molto tempo magari.
Ma forse le cose possono cambiare.
O, forse, no.
Così è se vi pare.
P.S.
Oggi 78 anni fa nasceva mio padre. Credo che sarebbe stato contento di vivere una giornata come questa.
Auguri papà.
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01 ottobre 2008
Io non sono razzista, sono loro che ...
Poche righe scritte in fretta dopo avere letto questi articoli (Repubblica, Corriere).
Righe dedicate a chi ha votato un governo di centro destra, perché i valori della destra sono migliori e i politici di destra sono la soluzione ai problemi del Bel Paese.
Riprendendo quanto dice giustamente Chiara in un commento a questo post, il piano economico medio di questa gente per salvare il Bel Paese, consiste nella privatizzazione degli utili e la collettivizzazione delle perdite.
Il valore della libertà che nominano sempre più spesso, lo si può comprendere appieno attraverso le riflessioni sulla giustizia e altre amenità.
C'è gente che compie il reato di apologia di fascismo, e non accade nulla. In nome della sicurezza da telegiornale si tollera tutto.
Anche l'intollerabile.
Qualcuno che come esecutore ha ucciso quel poco che rimaneva della sinistra italiana adesso si lamenta.
Un po' troppo tardi direi. Avrebbe fatto meglio ad andare in Africa...
Forse è il momento di preparare i bagagli e di avere il passaporto pronto.
Così è se vi pare.
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18 settembre 2008
Va tutto bene ...
Va proprio tutto bene.
Continua il mio periodo di poca produttività nel mantenere aggiornato il blog.
Si.
Va proprio tutto bene.
Semplicemente, lo sconcerto ha lasciato spazio al disgusto.
Per capire i motivi basta che leggiate ad esempio questo post di Marco Travaglio sul blog di Beppe, per l'iniziativa passaparola.
Amo particolarmente questo passaggio che cito:
Il che è vero.
Vale per le prostitute, per i rifiuti di Napoli, per le leggi che aumentano il livello di conflitto di interessi per i politici e quanto altro queste Signore e Signori ci hanno abituato a vedere.
E' ovvio che certe leggi sono necessarie, come è ovvio il modo nel quale si mette in risalto la competenza necessaria per fare il Ministro in questo paese, modo ben rappresentato dall'immagine all' inizio del post.
Meglio essere superiori e prenderla in poesia...
O leggere qualcosa di intelligente in relazione al come ci si deve vestire in questo Paese.
Quando verrà completamente distrutto il valore della Pubblica Istruzione a tutti i livelli, la coscienza critica dei giovani verrà meno, la cultura sarà veicolata dai culi e dalle tette nelle tv, i contratti di lavoro e gli affari si faranno molto meglio... libera citazione di quanto detto da Veltroni.
L'unica cosa di vagamente di sinistra che il Segretario della Bestemmia abbia detto da quando occupa la sua poltrona dorata di sconfitto incapace.
Molto meglio sarebbe stato se fosse andato in Africa Celestino...
In ogni caso va tutto evidentemente bene.
Basti guardare alla questione Alitalia, no?
In un commento a un' altro post ho scritto una cosa che riporto qui perché la ritengo molto adatta e non ho più molta voglia di scrivere:
Il danno a breve ricadrà sugli individui più deboli;
quello a medio sulle strutture e gli ambienti nei quali si è sviluppata quella società.
Il danno sul lungo periodo sarà la cancellazione della società e di quanto questo comporta.
Anche per questo a me non importa più...
Abbiamo cominciato a colpire i più deboli con forme velate di leggi razziali.
Abbiamo iniziato a nascondere ciò di cui ci dobbiamo vergognare ovvero le prostitute per strada.
Ora iniziamo a smantellare per il profitto dei privati le strutture come Alitalia
Distruggiamo la Pubblica Istruzione in maniera tale che domani sia più facile fare i contratti capestro avendo di fronte una massa di cretini ignoranti con in testa solo calcio, tette e culi...
Siamo quindi giunti già ai danni di medio periodo.
Così è se vi pare.
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08 settembre 2008
L'insostenibile leggerezza della legge...
E' parecchio che provo difficoltà nello scrivere qui.
Perché?
Perché dovrei parlare troppo spesso delle cose che accadono e che mi riempono di sconcerto e desolazione.
Poi, forse anche per via delle riflessioni che accompagnano l'approssimarsi del confine degli *anta*, sono molto malinconico.
Oggi è l'8 settembre.
Sfido chiunque a chiedere ai ragazzi sotto i venti anni che cosa rappresenta questa data.
E così vista l'ignoranza media che si vuole ancora sostanziare distruggendo la base dell'istruzione pubblica a tutti i livelli dalla scuola elementare all'università, si inizia a riscrivere la storia.
Basta leggere questi due articoli (Repubblica - Corriere) senza andare a cercare troppe altre fonti, per capire il cuore del mio disgusto di oggi.
Il Bel Paese é ricco di reati praticati alla luce del sole, solo perché spesso grazie alle leggi ad personam reati non sono più, o, meglio ancora, perché i delinquenti che *sono e hanno* il potere possiedono anche l'arroganza di farsi vedere in tutta la potenza grazie alla filosofia dei *furbi* che fregano tutti gli altri.
In un paese che avrebbe bisogno di una reale pulizia morale e invece riceve solo incitamenti alla pulizia politico religiosa, di cui francamente non c'è alcun bisogno, è facile scordarsi che esiste ancora il reato di
Non sono un' avvocato. Ma che passi quasi sotto silenzio l'evidenza per la quale, sia il Sindaco della Capitale del Bel Paese, che il Ministro della Difesa, potrebbero anche essere denunciati per avere commesso questo reato con quanto hanno dichiarato, mi lascia senza parole.
Signore e Signori cari, popolanti le aree del Bel Paese.
E' finita.
Quando si riesce a far passare come giusto quanto fatto da una Dittatura e dal suo disgraziato prosieguo post armistizio dopo la caduta, è finita.
Quando si riesce a far passare come giusto quanto fatto da una Dittatura che ha partecipato con la vergogna delle leggi razziali alla follia nazista, senza che nessuno dica niente, senza che la maggioranza delle persone appartenenti alla società civile non si indigni, è finita.
Forse perché nel Bel Paese non c'è una società civile... è finita.
Tenetevi la Terra dei cachi per come la volete:
Parcheggi abusivi, applausi abusivi, villette abusive, abusi sessuali abusivi; tanta voglia di ricominciare abusiva.
Appalti truccati, trapianti truccati, motorini truccati che scippano donne truccate; il visagista delle dive e' truccatissimo.
Papaveri e papi, la donna cannolo, una lacrima sul visto:
Italia si' Italia no Italia bum, la strage impunita.
Puoi dir di si' puoi dir di no, ma questa e' la vita.
Prepariamoci un caffe' , non rechiamoci al caffe' : c'e' un commando che ci aspetta per assassinarci un po'.
Commando si' commando no, commando omicida.
Commando pam commando papapapapam, ma se c'e' la partita
il commando non ci sta e allo stadio se ne va,
sventolando il bandierone non piu' sangue scorrera' ;
infetto si' ? Infetto no? Quintali di plasma.
Primario si' primario dai , primario fantasma ,
io fantasma non saro' e al tuo plasma dico no.
Se dimentichi le pinze fischiettando ti diro'
"fi fi fi fi fi fi fi fi ti devo una pinza,
fi fi fi fi fi fi fi fi, ce l ' ho nella panza".
Viva il crogiuolo di pinze. Viva il crogiuolo di panze.
Quanti problemi irrisolti ma un cuore grande cosi'.
Italia si' Italia no Italia gnamme, se famo du spaghi.
Italia sob Italia prot, la terra dei cachi.
Una pizza in compagnia, una pizza da solo;
un totale di due pizze e l'Italia e' questa qua.
Fufafifi' fufafifi' Italia evviva. Italia perfetta, perepepe' nanananai. Una pizza in compagnia, una pizza da solo: in totale molto pizzo, ma l ' Italia non ci sta. Italia si' Italia no, Italia si'
ue' , Italia no ,ue' ue' ue' ue' ue'.
Perche' la terra dei cachi e' la terra dei cachi. No.
A me non interessa più.
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02 luglio 2008
Ci vuole un fiore - due
Dedicato a tutti quelli che sono scontenti della propria esistenza ma non vogliono e/o possono darlo a vedere.
Dedicato anche a tutti quelli che vogliono tutto e subito e che non possono altro che essere gli scontenti di cui sopra.
Dedicato a chi non legge altro che i quotidiani sportivi o i manuali di lavoro perché tanto non serve altro nella vita.
Dedicato a chi pensa che fare carriera sia l'unico modo corretto di realizzarsi nella vita ed è disposto a fare di tutto per riuscirci.
Dedicato a chi una opinione propria se la fa sulla base di quanto ascolta al bar o vede in televisione; poco importa se poi si finisce per dire un giorno una cosa e il giorno dopo l'esatto contrario: se lo hanno detto in tv deve essere giusto.
Dedicato quindi a tutti gli individui irresponsabili ed egoisti che formano i popoli del Bel Paese.
la droga musicale esiste ed è perfettamente utilizzabile per chi ha le abitudini medie del Bel Paese.
La mia domanda è: avrete il coraggio di fare il grande salto e dopo non tornare più indietro?
Pensateci bene! Avere l'ottundimento e la pseudo felicità massima a casa la sera e, allo stesso tempo, essere uguali a prima al lavoro il giorno dopo!
Non è il top?
Al massimo rischiate di ammazzarvi quando si scaricano le pile del player mp3...
Sinceramente miei cari, per quello che sta succedendo, visto come avete pensato bene di votare, non credo che la storia vi darà merito o che le generazioni future avranno molto da ringraziarvi.
Per cui, uomini e donne del tutto, ora, qui e subito avanti senza paura!
In fondo la droga in audio fa meno male di quanto abbiate fatto voi mettendo una crocetta nel posto sbagliato a metà aprile.
Fate quindi un favore al mondo e a voi stessi.
Accelerate (almeno il Vostro) processo di auto distruzione.
La natura ve ne sarà grata.
Sarebbe troppo facile risolvere le cose così, vero?
Il problema fondamentale, dal mio esclusivo punto di vista, è la completa assenza di senso della responsabilità e di percezione delle conseguenze meno immediate delle proprie azioni.
Ma ognuno deve comprendere e muoversi da solo per cercare la propria salvezza. Nessuna parola esterna può aiutare in questo.
Solo l'umile riconoscimento di ciò che si è.
Sempre e comunque nel rispetto di tutti.
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25 giugno 2008
Ci vuole un fiore - uno
Sembra che le cose nel Bel Paese non vadano troppo bene dal punto di vista economico.
Qualcuno pensa agli interessi di tutti.
Qualcun' altro pensa al bene dei bambini con una apprensione che sembra già vista.
Sento già qualcuno dire che non è il caso di esagerare; che bisogna lasciare fare per vedere i buoni risultati...
Per chi non ha memoria, ricordo che la crescita e il benessere passano per il giusto impegno in ogni ambito dell'umana esperienza.
Proprio come in natura un fiore cresce se bene illuminato, giustamente innaffiato e curato.
a chi le sa guardare ed ascoltare.
Per fare un tavolo ci vuole il legno
per fare il legno ci vuole l'albero
per fare l'albero ci vuole il seme
per fare il seme ci vuole il frutto
per fare il frutto ci vuole un fiore
ci vuole un fiore, ci vuole un fiore,
per fare un tavolo ci vuole un fio-o-re.
Per fare un fiore ci vuole un ramo
per fare il ramo ci vuole l'albero
per fare l'albero ci vuole il bosco
per fare il bosco ci vuole il monte
per fare il monte ci vuol la terra
per far la terra vi Vuole un fiore
per fare tutto ci vuole un fiore
Per fare un tavolo ci vuole il legno
per fare il legno ci vuole l'albero
per fare l'albero ci vuole il seme
per fare il seme ci vuole il frutto
per fare il frutto ci vuole il fiore
ci vuole il fiore, ci vuole il fiore,
per fare tutto ci vuole un fio-o-re.
e per chi pensa solo al proprio giusto interesse, per chi non ha memoria, per chi è in grado solo di cogliere qui, ora e subito i fiori e i frutti del lavoro degli altri...
continuate così senza porvi problemi, fino il momento nel quale raccoglierete il frutto *reale* dei Vostri sforzi.
Così è se vi pare.
P.S. Forse la canzone di Sergio Endrigo è solo una favoletta per bambini; ma come tutte le favole ha una sua morale. Da riscoprire o da dimenticare per sempre.
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17 giugno 2008
I simboli dell'Italia...
Alle 4.00 del mattino pioveva intensamente. Ha continuato fino alle 5.30 circa.
Una pioggia forte, battente, irruenta.
Alle 6.00, come al solito ho acceso la radio sull'unica emittente che mi va di ascoltare.
A testimonianza del fatto che vivo nel Bel Paese, il conduttore della trasmissione parla al mattino presto della
e di un calciatore considerato una testa calda.
Pare che un giornale, credo e spero solo sportivo, sostenga una posizione di irrefutabile condanna per i destini dell'immagine del Bel Paese solo per il fatto di schierarlo dal primo minuto.
A sostegno di questa importante e indispensabile *presa di posizione* viene riportata una foto del calciatore mentre fa le corna a un arbitro durante una partita di qualche anno fa, almeno secondo il conduttore radiofonico.
Non mi interesso di giornali sportivi e non ho modo di verificare quanto ho sentito alla radio.
Una riflessione doverosa, un pensiero immediato e spontaneo o meglio un ricordo mi torna in mente.
Un ricordo di ben altre corna fatte da qualcuno molto più rappresentativo in quel momento, e in un contesto internazionalmente molto, ma molto più importante.
Non importa.
Come ho già avuto modo di scrivere, il Bel Paese è composto da popoli che hanno in comune ben poche cose a parte la
La maggiorananza degli individui costituenti questi popoli hanno preso una posizione precisa a metà aprile.
Così, nel nome della sicurezza e dei diritti dei cittadini, vengono nuovamente proclamate leggi ad personam da parte dello stesso personaggio che ha mostrato di amare il gesto delle corna come pregio e vanto nella rappresentanza nazionale.
Certo viene da chiedersi:
" Il diritto di chi nei confronti di che cosa?."
Ovviamente questo non interessa agli individui che vivono della "furbizia" e del proprio egoismo; individui che evidentemente sono maggioranza nel Bel Paese e che hanno votato chi degnamente li rappresenta.
Individui che non hanno nessuna considerazione del bene comune e di quanto è necessario fare per gli altri per essere comunità e Nazione.
A questi individui basta ovviamente la vittoria della
per avere tutto il feed back necessario di Patria e senso civico nella sera della vittoria della
Salvo cercare sistematicamente di fregare il prossimo il mattino dopo
Ogni decisione, ogni scelta ha le sue conseguenze.
Mi domando se sia un caso che è da metà aprile che
Così è se vi pare.
Ringrazio wikipedia per la foto utilizzata qui.
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09 giugno 2008
Tre a zero
Tre a zero. Un risultato giusto. Lungi da me cadere nella viziosa trappola del commento per la debacle della
nello sport Nazionale per definizione appunto...
Tre a zero.
Una metafora di come vanno le cose in questo meraviglioso Bel Paese.
Un Paese nel quale i medici di ospedali privati tagliano via il seno a una ragazzina per potere avere i soldi del rimborso. Un intervento uguale un rimborso.
Una volta gli scandali mala-qualcosa riguardavano di solito il cattivo utilizzo dei fondi pubblici.
Oggi, sempre di più, si scopre che il "privato nel Bel Paese" fonda la propria capacità imprenditoriale nella perpetuazione del reato più che nella libera concorrenza.
Dai rifiuti, alla sanità a tutto il resto.
Il perfetto sistema che qualcuno ha avuto il coraggio di descrivere in un romanzo che è diventato un film.
Un sistema che riguarda l'intero Bel paese.
Sempre di più nella sua parte imprenditoriale privata.
Con buona pace del Presidente di Confindustria e famiglia.
Esempi tipici dei tanti mala-qualcosa con i quali i popoli abitanti il territorio di questo Bel Paese convivono.
Si i popoli.
Perché a me sembra più che evidente che il mero individualismo e la "furbizia" siano le uniche cose veramente comuni agli abitanti del Bel Paese.
Oltre alla
ovviamente.
Per il resto la divisione fra le genti parla il dialetto della sperequazione sociale, del razzismo, del tutto ora qui e subito, dell'assenza di solidarietà in nome di quello che è mio è mio e quello che è tuo, e se non sei capace a difenderlo è mio lo stesso.
Popoli che hanno la memoria corta, composti da individui che non leggono un libro all'anno. Per i quali il messaggio televisivo costituisce base fondante per i valori sociali.
Così se l'altro ieri si lamentavano di non arrivare alla terza settimana del mese, ieri hanno espresso il voto per l'impellente bisogno di "sicurezza".
E oggi che forse non arrivano alla seconda di settimana, stanno a guardare coloro che hanno votato cambiare le regole del gioco e togliere strumenti a quei pochi che ancora in questo Paese la "sicurezza" vera, che passa almeno per
cercano di farla.
Individui che stanno a guardare coloro che continuano a cantare "la mezza messa" per dirla alla Camilleri; tanto a dirla intera c'è sempre tempo per smentirla ogni volta che si vuole la messa di turno.
Individui che non sanno pensare al cui prodest.
Perché per farlo ci vorrebbero memoria, cultura e un minimo senso della morale. Cosa che gli individui costituenti la maggior dei popoli del Bel Paese non hanno.
Consapevolmente e colpevolmente.
Intanto nell'ambito dell'iniziativa privata, che sempre più nel Bel Paese si identifica con l'attività criminale, ieri sera c'è stata una rapina a un porta valori che sembra tratta da un film di azione made in usa.
Blocchi stradali fatti usando auto rubate e costringendo gli automobilisti a bloccare la strada con il proprio mezzo. Lunghe sequenze di colpi di Kalasnikov.
Poi la fuga, probabilmente e non a caso, in tempo per vedere il secondo tempo della partita della
Tre a zero.
E per i popoli che si riconoscono disuniti ma collusi nell'applicazione della "furbizia", della paura del diverso, del razzismo, dell'ignoranza e uniti solo dalla
pare un risultato in grado di scatenare polemiche e seminare ansie di tragedia.
E di nuovo tutti pronti a "dimenticare" quanto accade di spaventoso nel Bel Paese in nome di quanto è effimero come la mancata impresa della
Purtroppo la legge della causa e dell'effetto ha le sue conseguenze come è ovvio che sia, anche se con il disappunto di milioni di individui del Bel Paese.
Tre a zero.
Un risultato giusto.
Purtroppo però la partita in questione è molto, ma molto più importante.
Si può solo rimanere a guardare, mantenendo diritto il timone della propria esistenza.
Così è se vi pare.
L'immagine è una litografia di Escher del 1950 dal titolo Ordine e Caos.
Rappresenta bene il limite, l'orizzonte degli eventi che, salvo cambi repentini di rotta, presto ci troveremo a valicare.
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Rez
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15 maggio 2008
I soliti fannulloni...
Un post veloce veloce per non sentirsi dire che sono solo uno dei soliti fannulloni...
Pare che una vera manovra per recuperare il potere d'acquisto passi per la detassazione degli straordinari per tutti.
O meglio, per tutti tranne che per i soliti fannulloni che sono
Come anticipazioni di notizie per l'azione di Governo in campo economico sono interessanti.
Saranno solo simulazioni tecniche.
Ma ormai sono abituato a sentire quella spiacevole sensazione di bruciore sapete tutti bene dove.
La osservo, la lascio andare.
Tanto di più certo non si può fare.
Così è se vi pare.
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24 aprile 2008
Bella Ciao?
Prima che cambino i libri di storia.
Dopo che vogliono impedire di eseguirla.
Dedicata a chi per età e impegno la ha vissuta come un simbolo.
Dedicata a chi si identifica con gli ideali della razza.
E come monito a coloro che vorrebbero di nuovo tempi e modi *eroici* e *mitici,* i quali in realtà sono stati solo un capitolo buio della storia del Bel Paese.
Una mattina mi son svegliato,
o bella, ciao! bella, ciao!
bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato ed ho trovato l'invasor.
O partigiano, portami via,
o bella, ciao! bella, ciao!
bella, ciao, ciao, ciao!
O partigiano, portami via, ché mi sento di morir.
E se io muoio da partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao!
bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano, tu mi devi seppellir.
E seppellire lassù in montagna,
o bella, ciao! bella, ciao!
bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire lassù in montagna sotto l'ombra di un bel fior.
E le genti che passeranno o bella, ciao!
bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E le genti che passeranno Mi diranno «Che bel fior!»
«È questo il fiore del partigiano»,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
«È questo il fiore del partigiano morto per la libertà!»
Avere vinto una elezione non significa avere il diritto di cancellare la memoria storica di una realtà che ha portato tanto dolore e sofferenza.
All'epoca chi ha vinto pensava di essere il migliore. Imbracciò le armi per accrescere il proprio onore e la sua gloria nel mondo.
Vi furono peggiori che indicarono la strada. E altri che predicavano il fatto di essere uguali gli uni agli altri non si comportarono meglio.
Solo quando si ha la percezione di quale povera cosa sia realmente quello che chiamiamo essere umano, solo allora potremo percepire cosa significa realmente fare il bene e non fare il male.
Così è se vi pare.
Ringrazio per l'immagine, il testo della canzone e informazioni wikipedia.
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10 aprile 2008
Inno all'amore
Oggi è l'ultimo giorno nel quale saremo disturbati da coloro
che vogliono il bene nostro e del Bel Paese tutto.
E anche se così non fosse sarebbe comunque l'ultimo giorno
nel quale saremo costretti ad ascoltare un' inutile vociare
di frasi ad effetto, di shock comunicativi, di coupe de theatre
che tutti vediamo essere solo il meschino rincorrersi
per l'ultimo possibile convincimento, per strappare
l'ultimo consenso, prima della pausa di riflessione...
Riflessione.
Si, ogni tanto è necessario riflettere.
Dalla prima lettera ai Corinzi:
Se parlo le lingue degli uomini e anche quelle degli angeli,
ma non ho amore, sono un metallo che rimbomba,
uno strumento che suona a vuoto.
Se ho il dono d'essere profeta e di conoscere tutti i misteri,
se possiedo tutta la scienza e anche una fede da smuovere
i monti, ma non ho amore, io non sono niente.
Se do ai poveri tutti i miei averi, se offro il mio corpo
alle fiamme, ma non ho amore, non mi serve a nulla.
Chi ama è paziente e generoso. Chi ama non è invidioso,
non si vanta, non si gonfia di orgoglio.
Chi ama è rispettoso, non cerca il proprio interesse,
non cede alla collera, dimentica i torti.
Chi ama non gode dell'ingiustizia, la verità è la sua gioia.
Chi ama tutto scusa, di tutti ha fiducia, tutto sopporta,
mai perde la speranza.
L'amore non tramonta mai: cesserà il dono delle lingue,
la profezia passerà, finirà il dono della scienza.
La scienza è imperfetta, la profezia è limitata, ma verrà
ciò che è perfetto ed esse svaniranno.
Quando ero bambino parlavo da bambino, come un bambino
pensavo e ragionavo.
Da quando sono un uomo ho smesso di agire così.
Ora la nostra visione è confusa, come in un antico specchio;
ma un giorno saremo a faccia a faccia dinanzi a Dio.
Ora lo conosco solo in parte, ma un giorno lo conoscerò
come lui mi conosce.
Ecco dunque le tre cose che contano: fede, speranza, amore.
Ma più grande di tutte è l'amore.
Chi mi conosce forse si stupirà per questa citazione di un testo
che, forse, non mi è proprio. O, forse, no.
Dal mio punto di vista esistono tre modus vivendi che una
persona può applicare al termine fede:
- Fregarsene ampiamente e pensare agli aspetti pratici imposti dalla durezza dell'esistenza;
- aderire passivamente ed esclusivamente come forma di convenzione sociale ad un credo religioso condiviso a livello di massa;
- non attendersi niente ed agire conformemente ai propri principi morali con grande senso di responsabilità personale.
La fede utile, la fede che serve, non è mera rappresentazione;
è impegno responsabile.
La fede con la “F” maiuscola non è andare alla messa delle 11
della domenica con il vestito buono addosso; seguire senza
porsi delle domande, senza assumersi delle responsabilità
delle ideologie o religioni, oppure regalare ciò che a noi
in fondo non serve facendoci sentire dei benefattori, delle
persone nobili e *per bene*.
La Fede è impegno e responsabilità personale.
La vera Fede in realtà non ha bisogno di dio.
Non ha bisogno di un dio con la “d” minuscola, al quale
affidarsi togliendosi di dosso ogni responsabilità della
propria salvezza e del proprio e altrui bene.
In questo senso, anche chi non crede nell'esistenza di un
essere supremo e benevolo può avere Fede.
La Fede che, agendo conformemente alla propria morale,
facendosi carico di quanto accade e assumendosi in toto
la responsabilità delle proprie azioni, si possa diffondere,
senza aspettarsi nulla in cambio, il senso stesso dell'esistenza:
l'amore.
Oggi è una giornata di pioggia. Grigia e umida.
Una brutta giornata sembrerebbe.
Quante volte pensiamo in questo modo mentre i giorni della
nostra vita passano e scorrono come sabbia fra le dita?
Forse nell'ultimo minuto dell'esistenza potremmo
rimpiangere di avere avuto tanti pensieri negativi,
non apprezzando anche giornate come questa.
Quante volte ci si lamenta perché le cose non vanno bene.
Quante volte abbiamo detto che in altri Paesi le cose
funzionano meglio.
Quante volte abbiamo dato la colpa di tutti i mali
ad altri.
Si potrà osservare che spesso purtroppo abbiamo
avuto ragione nel pensare in questo modo.
Ma non importa.
Non importa adesso.
Domenica e lunedì pensiamo agli altri prima di noi stessi.
Pensiamo a chi è vecchio e ha il diritto di avere
qualche giorno sereno prima di togliere il disturbo.
Pensiamo a chi è giovane e ha il diritto di costruire
una vita nella speranza della felicità.
Pensiamo al futuro di chi ora e bimbo e a quale
eredità gli lasceremo.
Pensiamo a noi stessi e al nostro diritto di avere
speranza nella realizzazione dei nostri sogni.
Votiamo consapevolmente e prendendoci carico di tutta
la responsabilità che deriva da una scelta, ciò che
realmente pensiamo essere il meglio.
Non per noi stessi e il nostro interesse, ma per
l'interesse comune di tutti.
In questo modo, qualsiasi cosa voteremo, il nostro
sarà un atto di amore per il prossimo e come tale
non produrrà danno, ma porterà comunque qualcosa di buono.
Questa forse, per molti che avranno avuto il coraggio di
leggere queste righe fino in fondo, è solo è una stupida Fede.
Per me è solo un modo per diffondere amore nella mia vita
e in quella di chi mi sta intorno.
Così è se vi pare.
Ringrazio FotoArt.it per la splendida immagine di montagna e arcobaleno dopo la pioggia.
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