sono qui.
non ci sarei mai stato, soprattutto così, testa di cazzo.
Se Tu non fossi stato come eri.
Andrò a pescare presto, come promesso... un piombo senza amo, che so che va bene lo stesso...
Ciao Papà
Così è se vi pare.
Il Tempo passa ...
06 maggio 2010
Ciao papà!
Pubblicato da
Rez
alle
00:09
1 commenti
Etichette: Vita Amore, Così è se vi pare, Padre, Società, Umanità, Vita
29 aprile 2009
Il primo maggio
Il primo maggio è tante cose.
Per la maggior parte delle persone quest'anno è il modo di fare un week end lungo.
Per altre è la data di un "Concertone" in nome di diritti e di libertà che ormai molto pochi conoscono intimamente, come esigenze di vita.
Per me il primo maggio è uno solo: 1/5/1998
Nella vecchia casa - la seconda nella quale ho vissuto per la verità - il pomeriggio è assolato.
La vecchia radio suona le canzoni del concerto per la Festa dei Lavoratori nella città chiamata dai "barbari" padani Grande Ladrona.
Mi sono appassionato al Go (giapponese) o wéiqí (cinese), un gioco orientale di strategia.
Mio padre mi aiuta a costruire la scacchiera.
La ho ancora.
Anche se non gioco più.
Quello forse è stato l'ultimo pomeriggio sereno passato con mio Padre ancora in vita.
Lavorando insieme, creando dal nulla qualcosa.
Una delle poche cose che abbiamo avuto in comune, anche se io sono enormemente meno dotato di Lui, in questa abilità.
Mi domando cosa penserebbe se sapesse che voglio affrontare cose come questa.
Spero che ci sia il sole venerdì pomeriggio.
Una sedia, il portatile acceso, un libro aperto, e in un angolo quella scacchiera.
Sullo sfondo il mare che gli piaceva tanto.
Non mi serve niente di più.
Così è se vi pare.
P.S.
L'immagine è tratta dal blog .contatto//ZERO che ringrazio per l'uso.
Pubblicato da
Rez
alle
21:59
0
commenti
Etichette: Vita BelPaese_Politica, Così è se vi pare, Padre, Politica, Racconti, Robotica, Umanità, Vita
09 aprile 2009
Il bisogno di dio...
Domani ci saranno dei funerali.
Un gesto catartico di assoluzione per tutti.
Un evento mediatico come tutti gli altri.
Domani è anche il giorno della morte di dio, secondo alcuni.
Non sono qui per disquisire sull'esistenza o meno di dio, o del senso di una religione, che nella sua setta cattolica tanto produce impatti nella vita sociale del BelPaese.
Sono questioni di cui scrivono molto bene Corrado Augias e Vito Mancuso nel loro libro: "Disputa su Dio e dintorni".
Se ci si ponesse la domanda:
- domanda che si sono posti a migliaia nella storia, - credo che in questo dubbio si troverebbe un seme di profonda verità.
Trovo molto fondate le tesi di diversi ricercatori in varie università sul bisogno dell'uomo di inventarsi dio; su Wired.it c'è un articolo molto interessante a questo proposito.
Poco importa se dio esiste oppure no; poca importanza hanno domande sul senso dell'esistenza di dio di fronte a immani tragedie che spesso, come nel caso di questo terremoto, hanno le loro cause di sofferenza più alte nel comportamento dell'uomo.
Si troveranno sempre masse enormi di persone disposte a credere per eliminare l'angoscia della morte; disposte a credere perché fare parte di un gruppo aiuta a non "essere soli", a "sentirsi protetti".
Ha senso che esista un dio di una sola parte, un dio indifferente, un dio i cui piani sono troppo alti per essere compresi da quella che si crede essere la più perfetta delle creature nell'universo?
La creatura creata a immagine e somiglianza di dio, appunto. O così perfetta da averlo inventato.
Perché qualora esistesse un dio del genere, sarebbe sempre e comunque un dio con la "D" minuscola.
Non sono nessuno per parlare contro o a favore della posizione o delle fedi di altri esseri umani.
Mi accontento di cercare di guardare alla realtà per quel che è.
Se proprio qualcuno desidera avere delle risposte certe su dio o meglio, da dio dovrebbe ringraziare l'artista olandese Johan van der Dong e la sua originale idea.
Telefonando al numero 0031 0644244901 potrete lasciare un messaggio alla segreteria telefonica di dio....
L'artista stesso assieme a colleghi poeti lascerà dei messaggi che assieme a quelli di tutti gli altri, come forma di preghiera collettiva e contemplazione, verranno poi raccolti e messi in mostra presso il "Kunstruimte Nooderstation Noordoost" di Groningen.
Non credo però che qualcuno riceverà una telefonata con qualche risposta...
Così è se vi pare.
Pubblicato da
Rez
alle
22:49
0
commenti
Etichette: Vita bellezza, Chiesa, Così è se vi pare, Dittature, Italia, italianità, Padre, Religione, Società, Umanità, Vita
18 marzo 2009
Tanti auguri papà...
e grazie di tutto.
Così è se vi pare.
P.S. Ringrazio il blog di FAI Tango per l'uso dell'immagine
Pubblicato da
Rez
alle
23:14
0
commenti
Etichette: Vita Così è se vi pare, Padre, Umanità, Vita
09 febbraio 2009
Ricordi
Fiume, 5 novembre 1930.
Mio padre viene al mondo di fronte al mare.
Vivere in quel periodo fra le due guerre era semplice nonostante tutto. La sua infanzia e prima adolescenza furono all'insegna del mare.
Le giornate scorrevano pescando, arrampicandosi sugli alberi e con le battaglie a sassate fra le bande di ragazzini.
I desideri di mio padre erano semplici: pescare, avere una barca e un cane lupo.
La barca riusci ad averla ma non la utilizzò mai; la costruì da ragazzino, in soffitta, pezzo per pezzo, recuperando legno nei cantieri delle ferrovie.
Solo dopo averla finita, si rese conto che era troppo grande e non sarebbe mai riuscito a farla passare dalla botola nel soffitto.
Il cane lupo, invece, non lo ebbe mai.
Mio padre era molto sveglio; si scriveva un suo dizionario di definizioni per risolvere le parole crociate. Ogni nuova parola che scopriva finiva nel suo dizionario di definizioni.
A quattordici anni i tedeschi lo misero a forza a lavorare , spaccando pietre, poco prima della fine della guerra.
Uno dei suoi ricordi più terribili era il *callo ribattuto*.
In pratica durante il lavoro gli prese una infezione che gli riempì di pus l'avambraccio.
Il medico lo aprì con un bisturi e lo ripulì con un piccolo attrezzo dotato di una pallina di metallo sulla punta.
Nessuna anestesia.
Mio padre rischio di morire diverse volte.
Una volta le sirene suonarono per un' attacco aereo; mio padre invece di andare al rifugio andò alla stazione dove vi era una vasca con bei pesci che si sarebbero potuti prendere!
L'aereo arrivo è comincio a mitragliare di proiettili traccianti, tutta la stazione.
Mio padre scatto veloce e si nascose.
"Che scemate si fanno da ragazzini" - diceva ricordando quell'episodio. Aveva trovato un bossolo di tracciante e lo aveva portato con se, per ricordo.
Un altra volta, durante la ritirata, i tedeschi fecero saltare il ponte.
Quel giorno mio padre era troppo stanco per alzarsi dal letto; aveva troppa fame e sognava di mangiare una enorme pagnotta di pane.
Mia nonna cercava di svegliarlo per portarlo via prima dell'esplosione del ponte, ma non ci riuscì.
Il ponte esplose e mio padre si sveglio, più che altro perché un enorme masso aveva perforato la casa dal tetto alle fondamenta. Tutto era polvere e rumore.
Lui era ancora vivo nella stanza perforata dal masso. Qualche anno dopo, comprò una pagnotta da un chilo e se la mangiò intera di gusto.
Quando andarono via da Fiume, lasciarono la loro casa e portarono via quello che poterono delle loro cose.
All'epoca mio padre non si interessava troppo dei perché ideologici.
C'era da procurarsi da mangiare.
Così alla fine partirono, lasciandosi alle spalle il mare.
Passarono dal Piemonte e alla fine si fermarono in una città dove c'era il mare.
Non poteva che essere così.
Non riuscirono mai a staccarsene.
Erano stranieri in terra straniera per certi versi.
Mio nonno se ne andò ancora giovane, nel 1949.
Mio padre dovette iniziare a lavorare per mantenere madre e sorella.
Non aveva soldi perché quasi tutta la paga la dava in mano a mia nonna.
Non aveva di che vestirsi bene e così, timido e fuori luogo, il sabato sera guardava i suoi coetanei divertirsi a ballare, da lontano.
Gli operai appartenenti a una certa fazione politica lo additavano come fosse un' ustascia.
La vita continuò, mio padre trovò moglie e alla fine, nel 1968 arrivai io.
Non riesco a descrivere come la vita fosse legata ai ricordi di quei luoghi e di un modo di vivere che non esisteva più, e di cui in qualche modo si aveva nostalgia.
Nel 1972 mio padre tornò nei luoghi della sua infanzia. Ero con lui, anche se i miei ricordi di quel viaggio si limitano a una pasta molto piccante con la luganega e a gente che parlava in modo strano.
Molto era cambiato.
Mio padre aveva capito che quello era passato e non sarebbe più ritornato.
Nella città dove vivevamo esisteva un locale frequentato da altri profughi, la mitica birreria Forst. Li a otto anni ho bevuto la mia prima media scura, e li mio padre si vedeva con il suo migliore amico istriano anche lui.
A quei tempi tutte le domeniche mio padre mi portava a messa e spesso andavamo al cimitero dal nonno.
Mio padre parlava con mio nonno e prima di andare via fischiava in un modo particolare; era lo stesso fischio che mio nonno gli faceva al mattino, quando lo chiamava per dividere la colazione prima di andare a pescare.
Dopo avere curato la tomba del nonno, lui mi allenava facendomi saltare dai muretti delle scale ai tetti delle cripte, mi faceva arrampicare sugli alberi e mi insegnava a lanciare le pigne con precisione.
Era un modo per rivivere il passato.
Il tempo passò.
Crescendo e cercando di capire chi ero veramente mi allontanai da mio padre e da quel mondo che non esisteva più, se non fra le mura di casa mia e di quelle di mia zia.
Non sapevo chi ero, ne da dove venivo veramente.
Ero *senza carne ne pesce* non solo perché adolescente, ma anche e soprattutto, perché letteralmente fuori luogo.
Questo lo ho capito solo molti anni dopo. Quando in Russia mi è capitato di mangiare cose che si cucinavano a casa mia, ad esempio.
Il tempo passò.
Se ne andò mia nonna, di vecchiaia. E con lei le ricette della birra scura, delle rape, delle sarme, dei crauti, dello strudel e delle palacinke.
Se ne andò mia zia, persa nel ricordo di quando si stava bene e nei riflessi di vetro di un bicchiere.
La sorte volle che mia madre fosse una malata di mente e mio padre era troppo serio per mollare tutto, in una situazione nella quale *nessuno* ci diede veramente mai una mano.
Lui decise di andare in pensione anticipata, sfruttando una agevolazione dello stabilimento.
Massimo livello possibile.
E la possibilità di gestire mia madre.
Andava a pescare d'estate e lavorava nell'officina che si era costruito in casa d'inverno.
Il tempo passò.
L'amico di mio padre si uccise impiccandosi con una cinghia a un ramo a mezzo metro d'altezza.
Aveva pensato di rifarsi una vita dopo il divorzio, con una donna *delle sue parti.*
Aveva pensato di tornare a vivere laggiù a distillare Slivovica da portare agli amici.
Aveva pensato che i problemi di droga di uno dei suoi figli sarebbero passati.
Non era andata bene.
Non si seppe mai come andarono le cose veramente.
E mio padre si sentì definitivamente solo.
Il tempo passò.
Mio padre tornò per un viaggio con mio cugino, laggiù in Istria, qualche anno dopo.
Fu l'ultima volta.
Al suo ritorno ci fu una esplosione luminosa di vitalità, esattamente come accade alle candele prima di spegnersi.
Il tempo passò.
La disillusione, la stanchezza, la solitudine fecero il loro lavoro. Un principio di silicosi, regalo gratuito della fabbrica, minava la resistenza fisica di mio padre.
Gli attrezzi dell'officina, il tornio costruito pezzo per pezzo, iniziarono a prendere polvere.
Le partite a carte e i bicchieri di vino, presero il tempo di mio padre d'estate e d'inverno.
Un giorno comincio a stare male.
Venne il medico, fece molte ricette e mi mandò a prendere una bombola di ossigeno. Non pensò minimamente a farlo ricoverare, anche se non credo che le cose sarebbero cambiate.
Quella sera gli dissi che saremmo andati a pescare assieme d'estate. Lui fu contento.
Mio padre se ne andò la notte del 6 maggio 1999.
Di lui ora sono rimaste quattro ossa in una scatola di zinco. In attesa che arrivino quelle di mia madre per chiudere la pratica.
Domani, 10 febbraio è il Giorno del Ricordo.
C'è stato un' esodo e ci sono stati i morti, che sono da rispettare.
Con le cose che ho scritto vorrei sottolineare solo che la retorica del ricordo nazionalista non serve a nulla.
Non serve ai morti.
Non serve a chi è rimasto in vita e ha perso tutto; e con tutto intendo principalmente il modo di vivere e di sentire, nello sdradicamento obbligato dalla stupidità umana.
L'ideologia di un lato o dell'altro non mi interessa.
L'idea stessa di Nazione italiana mi è aliena, visto che in suo nome ben tre generazioni hanno avuto l'esistenza segnata e che nessuno di noi si è sentito tale.
Non sono italiano se non per quello che c'è scritto sul passaporto. Sono più vicino a essere slavo per certi versi o cittadino della città dove vivo ancora. O, forse, istriano.
Ma tutto questo non è esatto; e non importa adesso.
Domani è il Giorno del Ricordo.
Mio padre sorride da qualche parte guardando i lampi di luce, creati dai guizzi dei pesci in fondo al mare.
Così è se vi pare.
P.S.
Per chi volesse saperne di più visitate il sito giornodelricordo.it.
P.P.S.
Ho preso la mappa di Fume, risalente al 1911, dal sito Discusmedia, che ringrazio per l'uso.
Pubblicato da
Rez
alle
21:35
2
commenti
Etichette: Vita Così è se vi pare, Dittature, Padre, Razzismo, Umanità, Vita
19 marzo 2008
Padre
Chissà cosa penseresti ora di me.
A quasi quaranta anni, non un soldo da parte, costretto a ricorrere a prestiti per arrivare alla fine del mese.
Non hai mai fatto un debito in vita tua.
Ma erano altri tempi.
Quando lavorando da solo, mantenevi la famiglia con l'affitto a carico.
Quante liti per punti di vista differenti.
Inevitabili credo.
Ricordo però quanto eri orgoglioso di me.
Del mio 60/60 alla maturità. Dei 30 all'Università.
Degli articoli sulle riviste come pubblicista.
Ho preso un' altro 30 all'Università.
Ma non mi sono laureato. Ne lo sarò mai.
Saresti orgoglioso ancora di me? Ho vinto un concorso pubblico senza *spalle coperte*.
E sono nelle condizioni di pentirmene ora, intrappolato in una gabbia di burocrati impazziti e senza possibilità *reali* per il futuro.
Forse non dovrei lamentarmi, vista l'aria che tira dovrei ringraziare di avere un lavoro.
Ma tu che da semplice operaio sei andato in pensione con l'ottavo livello dopo avere comandato per anni il reparto collaudo dell'acciaieria, hai sempre vissuto con la frustrazione di essere inserito in un contesto non tuo.
Ma hai sempre lavorato orgoglioso di quello che facevi.
Ricordo come guardavi la pressa che avevi contribuito a costruire e che ora usano come sottolineatura del palco nei concerti.
Quasi alle lacrime.
Eppure per te esule di Fiume arrivato a Genova e trattato come fascista dai compagni operai, non è stata una passeggiata.
Anche se nessuno sapeva che compravi i ridicoli giornaletti dell'estrema sinistra.
Eri una testa veramente dura.
Come lo sono io ora del resto.
Ricordo quanto ti sei sentito fiero e vecchio quando hai invitato a cena fuori me e la mia prima fidanzata.
Hai sofferto una vita intera con una donna malata di mente.
Non la hai mai tradita.
Quando altri oggi scapperebbero a gambe levate.
E ti sei lasciato morire.
Di stanchezza e dolore.
Ti ho tirato fuori dalla terra un anno fa.
Di te, del tuo cuore e della tua intelligenza sono rimaste quattro ossa.
Certe cose si capiscono solo invecchiando.
E ora che le strade della vita iniziano a essere chiuse una a una anche per me, comprendo molte cose.
Tanti auguri papà.
Dedicato a chi un Padre non lo ha più e lo ricorda.
Dedicato a chi un Padre lo ha ancora e non ne capisce l'importanza.
Così è se vi pare
Ringrazio GoaBoa.net per l'immagine della pressa di Campi.
Pubblicato da
Rez
alle
00:37
2
commenti
Etichette: Vita Così è se vi pare, Padre, Umanità, Vita