Il Tempo passa ...


19 marzo 2008

Padre




Chissà cosa penseresti ora di me.

A quasi quaranta anni, non un soldo da parte, costretto a ricorrere a prestiti per arrivare alla fine del mese.

Non hai mai fatto un debito in vita tua.

Ma erano altri tempi.

Quando lavorando da solo, mantenevi la famiglia con l'affitto a carico.

Quante liti per punti di vista differenti.

Inevitabili credo.

Ricordo però quanto eri orgoglioso di me.

Del mio 60/60 alla maturità. Dei 30 all'Università.

Degli articoli sulle riviste come pubblicista.

Ho preso un' altro 30 all'Università.

Ma non mi sono laureato. Ne lo sarò mai.

Saresti orgoglioso ancora di me? Ho vinto un concorso pubblico senza *spalle coperte*.

E sono nelle condizioni di pentirmene ora, intrappolato in una gabbia di burocrati impazziti e senza possibilità *reali* per il futuro.

Forse non dovrei lamentarmi, vista l'aria che tira dovrei ringraziare di avere un lavoro.

Ma tu che da semplice operaio sei andato in pensione con l'ottavo livello dopo avere comandato per anni il reparto collaudo dell'acciaieria, hai sempre vissuto con la frustrazione di essere inserito in un contesto non tuo.

Ma hai sempre lavorato orgoglioso di quello che facevi.

Ricordo come guardavi la pressa che avevi contribuito a costruire e che ora usano come sottolineatura del palco nei concerti.
Quasi alle lacrime.

Eppure per te esule di Fiume arrivato a Genova e trattato come fascista dai compagni operai, non è stata una passeggiata.

Anche se nessuno sapeva che compravi i ridicoli giornaletti dell'estrema sinistra.

Eri una testa veramente dura.

Come lo sono io ora del resto.

Ricordo quanto ti sei sentito fiero e vecchio quando hai invitato a cena fuori me e la mia prima fidanzata.

Hai sofferto una vita intera con una donna malata di mente.

Non la hai mai tradita.

Quando altri oggi scapperebbero a gambe levate.

E ti sei lasciato morire.

Di stanchezza e dolore.

Ti ho tirato fuori dalla terra un anno fa.

Di te, del tuo cuore e della tua intelligenza sono rimaste quattro ossa.

Certe cose si capiscono solo invecchiando.

E ora che le strade della vita iniziano a essere chiuse una a una anche per me, comprendo molte cose.

Tanti auguri papà.



Dedicato a chi un Padre non lo ha più e lo ricorda.

Dedicato a chi un Padre lo ha ancora e non ne capisce l'importanza.


Così è se vi pare

Ringrazio GoaBoa.net per l'immagine della pressa di Campi.

2 commenti:

Betty ha detto...

Bellissimo questo tuo scritto, molto commovente.
Grazie.
Betty

Anonimo ha detto...

Nel leggerti non ho provato altro che commozione e orgoglio nell'esserti amico e con gli occhi ancora lucidi Ti ringrazio per aver condiviso con noi una ferita sì lacerante ma che il tempo ha teso a rimarginare anche perchè il tuo caro Papà ti abbraccerebbe in modo tenace come piace a Te.
Con affetto Mario