Il Tempo passa ...


02 ottobre 2007

La vita di un gatto in gabbia





Quando torno a casa stanco alla sera, dopo una giornata di lavoro e altre cose, mi capita di percepire la vita come qualcosa di sempre più chiuso e soffocante.

La sensazione che non ci sia mai abbastanza tempo per fare le cose.

Come se ci si dovesse accontentare di vivere in una gabbia, come un gattino in attesa che qualcuno lo prenda e lo porti in un posto migliore.

Certo la gabbia è anche sicurezza. Hai sempre anche un modo per giocare e passare il tempo.
Come un gattino fa con le campanelline appese nella gabbia.

Le nostre campanelle sono i computer, le auto, i giochi, i cazzilli tecnologici, dall'Ipod al navigatoreGPS.

La gabbia è anche una metafora del vivere. Siamo tante piccole gabbie con tanti gattini, separati, perché hanno paura di stare insieme.

La nostra incapacità di vivere, credo sia la cosa che mi spaventa di più.

Ogni tanto ho la percezione che non ci sono ansia, dolore, incomunicabilità, stress o sofferenza.

Queste sono solo la gabbia.

La gabbia in parte dipende da ciò che abbiamo intorno.

Ma soprattutto è frutto della nostra incapacità di vedere, sentire, vivere.

Penso ai monaci che vengono massacrati in questi giorni in Myanmar.

Gente che ha scelto di vivere un certo tipo di vita.

Che pacificamente è scesa per strada per protestare contro l'aumento del prezzo del cibo.

Gente che viene torturata e uccisa, assieme alla popolazione civile. Profughi che fuggono dal loro paese.

Morte di un monaco

Penso a noi nelle nostre piccole lussuose gabbie.

Non credo che cambi nulla.

Le cose seguiranno il loro corso come sempre.

Ma ogni giorno, almeno un pensiero, per questa gente che muore, forse aiuterà loro.

Forse aiuterà noi a capire che la gabbia non esiste.


Spero che la mia scelta di pubblicare la drammatica foto della morte di un monaco non sia criticata..

Quando ho preso il giornale gratuito City (dalla quale la ho riprodotta e che ringrazio) stamattina e ho visto in prima pagina questa immagine sono rimasto turbato.

Nessuno sembra rendersi conto dell'immensità della tragedia in Myanmar, e non credo sia giusto non fare vedere le cose per come stanno succedendo.

Anche se probabilmente tutto andrà avanti così, con i massacri e quanto altro...

Buon tutto.

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1 commenti:

Anonimo ha detto...

L'uomo non è completamente libero per natura.
Il problema è che le gabbie ce le costruiamo di solito con le nostre mani, e le peggiori prigionie sono quelle che ci sembrano grandi conquiste di libertà, perché finché le vediamo così non abbiamo neanche la consapevolezza di essere reclusi.
Purtroppo la società d'oggi ha inculcato nell'uomo un concetto completamente distorto della libertà, che ci porta a diventare schiavi di noi stessi.
Ci viene fatto credere che la nostra autorealizzazione e arbitrio siano le mete ultime della nostra tensione verso la libertà.
Vecchio tranello... "mangia questo frutto e sarai come Dio"... tant'è l'uomo ci cade sempre.