Il Tempo passa ...


20 ottobre 2007

Blog: legge editoria ad hoc. Che fare?

Aspettando nuove notizie su questa legge ad hoc, scrivo alcune riflessioni.

Intanto quanti blogger ci sono in Italia?

Cosa succederebbe se tutti ci registrassimo?

Al di là degli obblighi burocratici assurdi e pensati in modo vecchio, per una comunicazione di *carta*, quanto si ingolferebbe il sistema del registro citato in questa legge?

Mi sembra poi evidente che la cosa potrebbe venire applicata solo a blog in hosting su server italiani.

Un ipotesi: supponiamo di registrare un certo nome di blog con tutta la pastoia burocratica relativa.

Penso a gente come me, che ha appena iniziato e che il blog lo ha su Blogger un servizio pubblico.

Ora, se chiudessi i commenti al blog, non postassi più nulla qui, e lasciassi un link sull'ultimo post a un determinato dominio residente su un server in Svizzera, non credo potrei essere sanzionabile.

La cosa è costosa e richiede tempo.

Ma sarebbe un modo per contribuire a ingolfare il sistema burocratico, *continuando ad avere il diritto di parola*.

Tutto ovviamente dipende dai costi, dei quali non ho la minima idea.

Chi invece ha già un dominio poggiato in hosting su server italiani, basta che lo porti direttamente all'estero.

Così saranno anche le aziende italiane fornitrici di servizi Internet a lamentarsi delle conseguenze infauste di questa legge.

Cosa ne pensate?

P.S.

Aggiornamento delle 14.00.

Ho appena letto questo post di Delymyth nel quale si parla di una raccolta firme organizzata da Sara R.

Aggiornamento delle 14.20.

Ho appena letto questo post nel blog di Daniele Salamina che parla di una petizione online organizzata da Stefano Novelli.

Non so se servirà a qualcosa, ma tanto per non lasciare nulla di intentato, firma apposta e link messi di spalla sulla home page.

Buon tutto.

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8 commenti:

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

Cosa ne pensate?

Penso che alla fine la legge non passera'. A volte i governi cadono sulle bucce di banana e questa lo e'.

Se dovesse passare non credo che coinvolgerebbe Google e Blogger in quanto la loro "residenza" e' legalmente fuori dall'Italia. Chi ha provato a contattare i loro uffici sa bene che ogni questione burocratica e legale viene svolta secondo la giurisdizione USA.

Comunque, a meno che non oscurino totalmente internet come in Birmania, io continuero' a scrivere a costo di subire un processo e come me dovremmo far tutti/e

Saluti ;-)

Rez ha detto...

Credo anche io sia possibile. Ho controllato e Geobytes mi ha confermato che il mio blog sia locato negli USA.
In ogni caso visto che questa è la seconda volta che si cerca di fare una cosa del genere (e la prima la ha provata un governo di orientamento *apparentemente* opposto) credo sia necessario pensare a possibili alternative. Grazie del commento Chiara.

Rez ha detto...

Non capisco perché, nonostante le impostazioni, i commenti in questo post non si vedano....

flashmotus ha detto...

ho letto qui http://www.flashmotus.it/2007/10/20/allegriaaaaaaaa-blogger-italici-tutti-promossi-nella-casta-degli-editori/#comment-7794 il tuo commento e ti ho risposto, hai risolto i problemi di impostazioni o visualizzazione?

davide ha detto...

Caro,

RIPORTO QUI SOTTO UN ARTICOLO TRATTO DAL BLOG DI BEPPE GRILLO. PARLA DI UN DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA GOVERNATIVA CHE SE VENISSE APPROVATO COMPORTEREBBE LA CHIUSURA DEL 99% DEI BLOG ESISTENTI.

“La legge Levi-Prodi e la fine della Rete

Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.
La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.
I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video.
L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete.
Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?
La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile.
Il 99% chiuderebbe.
Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.
Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: “Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”.
Prodi e Levi si riparano dietro a Parlamento e Autorità per le Comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili.
Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia.
Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico.
Ps: Chi volesse esprimere la sua opinione a Ricardo Franco Levi può inviargli una mail a : levi_r@camera.it”

NON LASCIAMO CHE IL GOVERNO CI METTA IL BAVAGLIO: PROTESTIAMO TUTTI ASSIEME.

Tanti saluti Davide

Chiara di Notte (Klára) ha detto...

Stanno facendo marcia indietro, pare :-)

Anonimo ha detto...

Ma a che punto siamo con questa storia? Aggiornamenti?
Saluti

Rez ha detto...

@Anonimo
A giudicare da quanto scritto qui, potrebbero ricominciare i problemi. Vedremo.

Buona vita